Il grande e il piccolo teatro

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Il grande e il piccolo teatro

A cura di Sebastiano Mannina

thJWZLB3KRTeatro, una parola che ha tanti significati: è un edificio, è divertimento, è commozione. Per la maggior parte dell’utenza è solo una semplice rappresentazione. Gli appassionati lo seguono perché è caldo e vivo, a differenza del cinema freddo e scontato. La preparazione di uno spettacolo di un’ora e mezza circa richiede parecchi mesi di impegno, fisico ed intellettuale, una coordinazione, una calma e una pazienza fuori dal comune. I primi tempi di prova con il copione in mano, si cerca di dare una battuta più vero-simile e naturale, con il tempo quando si è imparata la parte e si abbandona il salvagente del copione, ma c’è il suggeritore che guardi negli occhi, quando sei in difficoltà, che ti imbecca la battuta e ti consente di non avere una crisi di panico.

I bambini no, sono eccezionali, forse perché prendono il tutto come un gioco, imparano bene la parte, sono disinvolti ed è trascurabile se i più piccoli, ogni tanto, enunciano la battuta cantilenando come se recitassero una poesia.

Gli attori professionisti hanno il solo onere di far proprio il copione e renderlo al meglio poiché sono affiancati da squadre di supporto come quella scenografica che pensa in tutto e per tutto a realizzare, guidata dall’ingegnere che l’ha progetta, tutto quanto utile e razionale per rendere verosimile l’ambiente di recitazione.

Questi ultimi hanno a disposizione la sartoria per ideare e realizzare tutti gli abiti necessari allo scopo.

Inoltre, hanno la squadra del trucco e parrucco che provvede a truccare e sistemare le chiome degli attori, ad invecchiare chi è troppo giovane e ringiovanire chi è avanti con gli anni.

Le compagnie amatoriali invece no, loro devono fare tutto da sole, chi recita è scenografo, truccatore, sarto, trovarobe e così via. Dopo tantissimo lavoro il giorno del debutto è arrivato! La frenesia si impadronisce di tutti i partecipanti dietro le quinte, chi recita gira con il copione in mano per l’ultimo ripasso ed ecco che l’ansia e il nervosismo si toccano per mano. Poi si apre il sipario e la calma apparente regna sovrana, si inizia un po’ titubanti, ma via via che l’ambiente si riscalda tutto diventa più fluido e più facile. A fine spettacolo c’è chi ride, c’è chi piange per la contentezza del grande appagamento che hanno avuto: l’applauso del pubblico.

 

 

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